E’ uscito il libro “LE STORIE DI ROBERTO”

foto concorso libroCome da programma a 5 anni dall’inizio del concorso e in occasione dei 40 anni dalla scomparsa di Roberto Scialabba, è uscito il libro “Le storie di Roberto” raccolta delle opere vincitrici del Concorso Letterario 2013/2017 edito da L’Incisiva e curato dalle tre associazioni promotrici della manifestazione, il csoa Spartaco, l’associazione “La lotta continua” e la sezione dell’ANPI “Nido di Vespe” Cinecittà-Quadraro.

Il libro è stato distribuito durante il 6° Concorso letterario Roberto Scialabba ed è possibile acquistarlo presso il centro sociale Spartaco sito in via Selinunte 57.

 

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Vincitori del Concorso 2018

PRIMO PREMIO
APRI GLI OCCHI
Lo vedi in fondo, un ragazzo.
Cammina solo e pensoso,
non solleva lo sguardo al cielo
non solleva lo sguardo dinnanzi a sé.
Un puro sguardo rivolto alla sola strada che calpesta.
Una strada dura, rugosa,
tagliata, spezzata; è faticosa da percorrere.
Dei bambini lo osservano ed incuriositi si interrogano
silenziosamente di lui.
Dei ragazzi lo osservano e divertiti sghignazzano
rumorosamente di lui.
Con le dita gioca con l’aria,
suona un pianoforte.
Una musica melanconica, impetuosa, forte
ed armonica travolge il suo animo
leggero ed ebbro del suo volo.
Si ferma, chiude gli occhi, continua ad ascoltare
senza posa la musica.
Riapre gli occhi ed osserva
l’Orizzonte libero da ogni muro.
La Pace lo divora.
L’Armonia lo richiama.
L’Equilibrio lo pervade.
Alessia Chiorlin
 
SECONDO PREMIO
RADICI
Vengo da una famiglia per metà operaia e per metà contadina che,equamente, nel corso dell’ultimo secolo ha dato il suo voto alla DC e al Partito Comunista. Posso tranquillamente essere definita una mezzosangue!
Eppure sin dai dodici anni ho saputo prepotentemente da che parte schierarmi/ qual era il nonno di riferimento e quale la mia storia di appartenenza. L ‘ho deciso nonostante (o grazie) all’analfabetismo di un mio nonno, agli elettroshock di una nonna troppo ribelle per l’epoca, l ho deciso per via delle gite scolastiche a cui non partecipavo perché proibitive per una famiglia monoreddito con quattro figlie da crescere e far studiare. L’ ho deciso perché odiavo profondamente i ricchi che avevo nella mia classe. E non era “invidia sociale” la mia, no no. A me del loro stereo, delle loro vacanze all’ isola del Giglio o delle settimane bianche non me ne fregava proprio un cazzo. Io li odiavo proprio. Tutti. Punto.
Odiavo la loro sufficienza nel giudicare il mio abbigliamento, il mio linguaggio, la mia provenienza sociale. E cumulavo tanta rabbia. E mi costruivo un mondo parallelo, fatto di ricordi di zii sessantottini, di musica rock, di canne ma anche di tanto studio. E mi faccio tenerezza da sola nel pensare ai miei capelli tinti di rosa ai miei buchi al naso, ai piercing assolutamente fuori moda all’ epoca..ma tant’è.. fuori moda, fuori corso fuori tempo, “diversa” in mezzo agli “uguali” mi ci sono sempre sentita. Lo sono sempre stata.
1985: timidi accenni di movimento studentesco.
Primo anno di liceo, io che reggo lo striscione sul gradino più alto della scalinata davanti il Ministero della Pubblica Istruzione; tutti i licei di Roma su viale Trastevere, mio padre che passa di lì per caso, si ferma a guardare, gira la testa e poi la rigira sconcertato dalla visione che i suoi occhi gli avevano rimandato, e, davanti ad una folla sconfinata urla rivolto a me: “Ah regazzì te possino ammazzatte scenni giù da lì che poi a casa famo i conti!”. Gli esordi del rapporto nostro, d’amore ed odio sconfinati. A lui, non comunista, devo il mio essere comunista; lui così pieno d’amore verso i più deboli, gli sfigati, gli emarginati, le bestie tutte, umane e non.
Metà anni ’70: blocchi stradali su via Tuscolana, Osteria del Curato. Il vecchio CDQ era fatto da gente tosta.
Si bruciavano copertoni e si facevano barricate .Le scuole erano di merda, le borgate senza luce fogne servizi. Andavamo a scuola con gli stivali di gomma , nel fango .Diritti e dignità le richieste .Davanti mio padre, Pasqualone, Giovanni, dietro le mamme con noi bambini. L’ arrivo della celere, le botte… Ricordi, sfumature , background…Allora era tutto più fisico, più aspro, ma madre quant’era più vero ed umano!
Quell’umanità lì,quella solidarietà per cui un ragazzino era figlio dell’ intero quartiere e non solo dei genitori, in cui c ‘avevamo le ginocchia e le gambe scorticate dalle continue cadute, in cui giocavamo per strada fino a quando il sole ce lo permetteva/ ebbene/ di quell’ umanità lì c’ho una nostalgia che mi morde l’ anima come una forbice la carne, mi fa piangere da sola la sera davanti la foto di mio padre morto da poco e mi fa commuovere quando sento i compagni che ci credono ancora. Come ci ha creduto mio nonno, quando era più dura crederci. Quando dalle Marche “romagnole” è emigrato a Roma durante la guerra ed è venuto ad abitare sotto gli archi del Mandrione come tanti altri poveracci. E poi in coabitazione in un appartamento del Quadraro col cesso sul ballatoio. Mia madre,piccolissima, terrorizzata dai bombardamenti che correva a ripararsi con mia nonna nelle “fungare” e che conosce a memoria ogni cava ed ogni palazzo del quartiere. E per la quale via dei Quintili diventò, da ragazzina, la via del Corso dei poveri. Mio padre che con lei andava al cinema Folgore che dopo un’ora di film e sigarette si trasformava in un’immane camera a gas. E mio nonno, il “Girardengo” detto così per il suo amore sperticato per la bicicletta, che ha contribuito a fondare la prima sezione del PCI del Quadraro. Di lui conservo ancora gelosamente tutte le tessere di
partito firmate da Togliatti. Come reliquie.
Girardengo lavorava nei cantieri edili.Era alto e ben piazzato e cucinava per tutti durante la pausa pranzo. Ma mio nonno era antifascista e comunista, non aveva la tessera del fascio e quindi non potè più lavorare. Era mia nonna a dover provvedere, come e quando poteva, a tirare avanti la baracca.
E una sera, raccontava a noi nipoti, ebbe una gran paura; paura di non riveder più quel suo uomo tanto amato, buono e caro ma irriducibile al fascismo, alle sue leggi razziali, alle sue aberrazioni. Bestemmiava, il nonno, contro quegli esseri che dopo aver condotto il popolo in guerra, costretto ad un’esistenza miserabile,erano passati- casa per casa- a rubargli l’unica cosa d’oro che avessero mai posseduto in tutta la loro vita: la fede nuziale.
Ebbene quella sera non tornò e neppure quella dopo e nemmeno quella dopo ancora , lasciando mia nonna incinta sola e preoccupata. Ritornò il terzo giorno (come Cristo, gli dicevamo schernendolo!), ferito, contuso,umiliato ma non piegato. Intercettato da una squadraccia fascista mentre volantinava, fu bastonato selvaggiamente e purgato.
Si, mio nonno ebbe a saggiare il famoso olio del ventennio. Tenuto segregato chissà dove e poi buttato fuori come un cencio vecchio. Mia nonna ce lo raccontava e rideva,
esorcizzando, in romagnolo:”ehhh fiola mia, el tù nonno ha chegàto, ha chegàto tanto quand’ c’er capocciòn!” Ma quella risata sprezzante a me è rimasta dentro come un filo rosso, come quando canto Bella Ciao ai miei nipotini, come quando la canto in un corteo a pugno chiuso, come quando la difendo nel quartiere, come quando difendo il mio salario, come quando…………………………………………………
 
​di Monica Chiofi  13-11-1970
 
TERZO PREMIO
LA MEMORIA
Portati via da un treno
verso un destino nero.
Rinchiusi nei lager stranieri
furono gli innocenti Ebrei.
Nessuno dovrebbe mai provare
ciò che il 27 gennaio è obbligatorio ricordare.
Fioroni Giorgia – IV C Liceo Scientifico Teresa Gullace

 

MIGLIORE RIVISTA

GROG

MIGLIOR LIBRO

“MIMI’ CAPATOSTA” di TIZIANA BARILLA’

MIGLIOR GRUPPO MUSICALE

HI-SHINE LADIES REGGAE BAND

MIGLIOR FUMETTO

LA BATTAGLIA” di NIKOLAY PAVLYUCHKOV

MIGLIOR FILM

“PAGINE NASCOSTE” di SABRINA VARANI

MIGLIOR SCENEGGIATURA

DAL ROMANZO “SANGUE GIUSTO” di FRANCESCA MELANDRI

MIGLIORE PROGETTO

SCOMODO

PREMIO SPECIALE

MONI OVADIA

SECONDO PREMIO SPECIALE

ANTONELLO SANNINO , PRESIDENTE ARCI GAY NAPOLI , DIRETTIVO ANPI NAPOLI PER IL LAVORO STORICO E DI MEMORIA SVOLTO SULLA PRESENZA DEI FEMMINIELLI DURANTE LA RESISTENZA

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fotoracconto del 6° concorso 2018

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6° concorso Roberto Scialabba 2018

1448 - Copia6° Concorso Roberto Scialabba

Mandaci un racconto, una storia, una poesia, un fumetto, una vignetta. Contribuisci a mantenere viva la memoria. Rilancia i valori della democrazia, dell’impegno civile e dell’antifascismo.

Come partecipare al 6° Concorso Letterario Roberto Scialabba 2017

– Possono partecipare al Concorso tutte le persone a partire dall’età di 12 anni inviando un testo (racconto, poesia, vignetta, fumetto, articolo, saggio, ecc.) di una o al massimo 3 cartelle in formato PDF che tratti tematiche relative ai valori della democrazia, dell’impegno civile e dell’antifascismo, entro e non oltre le ore 14.00 di Domenica 25 Febbraio 2018 al seguente indirizzo mail: concorsoscialabba@libero.it, riportando le proprie generalità, l’anno di nascita, recapito telefonico e di posta elettronica. La partecipazione al concorso è gratuita. Continua a leggere

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Vincitori del Concorso 2017

PRIMO PREMIO

Io sono vivo

C’è stato un tempo in cui tu mi rispettavi,

mi appoggiavi, mi lodavi

Poi mi hai rinchiuso, catturato, violentato.

Ho bisogno di fuggire, di volare, di manifestarmi, di esser libero.

Non farò come la mia natura,

non rimarrò fermo, ma

rifletterò,

agirò,

camminerò,

combatterò.

Ho visto la dignità dell’essere venir oppressa

Ho visto bambini Gridare

Ho visto madri Urlare

Ho visto padri Piangere

Ho visto uomini Pregare

La voce è il mio riflesso opposto,

la mia espressione rivelatrice,

la mia arma.

Camminerò su questo tempo

e finalmente mi sentirai

perché io sono vivo.

Alessia Chiorlin 03/11/1999

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SECONDO PREMIO

 URLA DI SILENZIO

Urlo, ma nessuno mi sente.

Urlo, urlo, urlo, ma non percepisco la vibrazione della mia voce.
Urlo con tutte le mie forze. Non è un urlo, quello che esce.
Non è nemmeno un sussurro, un soffio o un lamento.
È silenzio, solo silenzio.
Posso sforzarmi, posso farlo ancora, posso farlo fino a non respirare più.
Ma nessuno mi sente, nessuno mi salva
Da questa – società
Che mi ha tolto la voce e che
Vuole togliermi anche le idee.
Ma le idee volano veloci e
Si moltiplicano come – virus.
 Elisabetta Orrico 31/07/1999
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TERZO PREMIO

È tanto sbagliato credere in un futuro migliore?

Un famoso fisico nucleare, meglio noto come Edward Teller, un giorno disse:

“L’arma migliore di una dittatura è la segretezza, l’arma migliore di una democrazia è la trasparenza”

Ma, oggi come oggi, possiamo realmente parlare di trasparenza? No.

In un mondo corrotto, come il nostro, di tutto si può parlare meno che di trasparenza. Affidiamo il governo del nostro Paese in mano a persone che pensano solo ai propri interessi personali, ma siamo sicuri che i valori fondamentali della democrazia siano ancora in vigore? Basta riflettere pochi minuti per giungere alla conclusione e risponderci da soli a questa domanda. Il problema  che la colpa è anche e soprattutto nostra, che spesso tacciamo davanti a fatti inammissibili e che ci preoccupiamo poco, troppo poco, del destino di questo Paese. Bisogna interessarsi di più, informarsi e “alzare la voce” quando qualcosa non ci sta bene, bisogna farsi sentire e non ignorare i problemi che ci affliggono. Viviamo tutti un’unica triste realtà e solo insieme si può cambiare tutto, gli sforzi di tutte quelle persone che hanno lottato e creduto nella democrazia e che sono persino morte per assicurare ai propri figli o nipoti o anche solo alle generazioni future un mondo migliore, non devono esser dimenticati, vanno ricordati e soprattutto bisogna cercare di “seguire le loro orme”.

Non bisogna sottomettersi ai potenti, bisogna cercare qualcuno che ci rappresenti e non che prenda decisioni al posto nostro o che segua solo i suoi interessi personali. Tutti dovremmo prenderci un impegno civile per noi stessi e prendere coscienza del reale significato della parola democrazia, che non corrisponde sicuramente alla realtà che siamo abituati a vivere ogni giorno.

 Non bastano belle parole o bei discorsi, fino a quando tutti non si convinceranno che si può, anzi si deve, far in modo che le cose cambino, tutto è destinato a rimanere così com’è. Ma è davvero tanto sbagliato credere e sperare in un futuro migliore dove non ci siano più oppressori tanto meno oppressi? Penso di no, ma dovrebbero crederlo tutti.

Sara Torresi  22/04/2000

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PREMIO MIGLIO LIBRO/scrittore

Guido Caldiron con il libro WASP
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PREMIO MIGLIOR REGISTA

“Bandite” di Alessia Proietti e Giuditta Pellegrini

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PREMIO MIGLIOR ARTISTA/gruppo artistico

Margine Operativo
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PREMIO MIGLIORE ASSOCIAZIONE

Cittadini del Mondo
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PREMIO SPECIALE

Aboubakar Soumahoro – Responsabile nazionale  immigrazione USB
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5° Concorso Roberto Scialabba

Mandaci un racconto, una storia, una poesia, un fumetto, una vignetta. Contribuisci a mantenere viva la memoria.Rilancia i valori della democrazia, dell’impegno civile e dell’antifascismo.

loc-robIl silenzio, dicono, è la voce della complicità.
Il silenzio urla.
Il silenzio è il nostro messaggio,
Così come il fare nulla è un’azione.

Gridate a voce alta chi siete
in ogni parola e in ogni atto.
Sì, diventate quello che siete.
Non potete schivare il vostro essere
o la vostra responsabilità.

Voi siete le vostre azioni.
Voi siete il risultato delle vostre azioni.
Diventate il vostro messaggio.

LEONARD PELTIER, attivista statunitense per i diritti dei nativi americani. Continua a leggere

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Vincitori del Concorso 2016

PRIMO PREMIO

La Lotta Continua 

Non conosco l’indifferenza
il più atroce dei crimini
nemica della democrazia.
Conosco la lotta quotidiana 
chiamata vita
di chi sogna insieme
e non viene piegato.
Disprezzo 
chi ha l’anima nera
e chiama coraggio
una violenza cieca e folle.
Sono convinto 
che le idee non si spezzino
resistono alla morte
e colorano 
di rosso 
l’alba di ogni giorno.
Matteo Svolacchia 24/01/96 
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SECONDO PREMIO

UN MONDO IMPROBABILE, MA NON IMPOSSIBILE

C’era una volta un mondo diverso da quello che conosciamo. Era un mondo dove non esistevano i ricchi ed i poveri, dove “sviluppo” non era sinonimo di “sfruttamento” ma un qualcosa che si aspettava con speranza, la promessa di una società migliore. Un mondo bellissimo perché ci si meravigliava di poco, perché tutto era ancora da scoprire e le persone erano uguali. Non esisteva il disprezzo per ciò che era diverso, non aveva importanza in cosa credevi, da dove venivi, di che colore avevi la pelle e chi amavi. Un mondo dove le persone non rincorrevano le cose materiali dove tutto doveva servire per forza a qualcosa. La ricerca, le nuove scoperte non servivano a creare delle invenzioni, viste da alcuni come “nuove tecnologie” e da altri come “nuove condanne”, ma semplicemente per conoscere il nostro mondo, il posto che ci ospita e tutto ciò che di bello che può esistere. Questo mondo c’era una volta. Esisteva nell’immaginazione delle persone, dava loro speranza e faceva credere nella possibilità di una vita migliore. Ora questo mondo non c’è più, rimane solo nella mente di quelle posche persone che non si arrendono a principi come il consumismo, che non vogliono essere solo una goccia d’acqua nell’oceano. Si trova in quelle persone che decidono di essere diversi e di lottare per le proprie idee e la felicità di tutti. In un mondo in cui le persone si muovono per inerzia bisognerebbe che tutti capiscano che non ha senso vantarsi di essere una civiltà tanto “evoluta” se poi siamo cechi per vedere cose più ovvie, se non ci importa della sofferenza altrui ed invece di porgere una mano a chi ha bisogno di aiuto lo spingiamo ancora di più verso il fondo. Come facciamo a dire di esserci evoluti se chiudiamo le frontiere agli immigrati che affrontano nel mare il pericolo di morire per sfuggire ad una morte certa? Come facciamo a vantarci della nostra “mentalità aperta” se ci rinchiudiamo nella nostra scatola per non accettare ciò che è diverso? Forse dobbiamo accettare che fin qui gli uomini si sono solo sviluppati, e mai davvero evoluti. ù
PAVIA DOMITILLA 01 – 09 – 1999
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TERZO PREMIO

La paura non ti ha
Se tu la tieni per mano
Se tu sai farne uno scudo
Se tu sai farne una spada
Non ti ha, la paura.
Se ti sparano addosso
Prendila per mano
Fanne scudo fanne spada
Trasformala in memoria
Raccontala a chi verrà
Così non ti avrà, la paura.
Cecilia Budoni
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PREMIO SPECIALE

Ricordi intrecciati (racconto)
Silvio Marconi
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PREMIO MIGLIO LIBRO

Il combattente di Karim Franceschi
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PREMIO MIGLIOR REGISTA

Giancarlo Bocchi con Il Ribelle
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PREMIO MIGLIOR ARTISTA

Muro del Canto
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PREMIO MIGLIORE ASSOCIAZIONE

Baobab
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PREMIO SPECIALE

Teresa Vergalli – Staffetta Partigiana
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